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Il vento del Sinis – Giovannino Serra

Un uomo, una famiglia, e l’angosciante peso di colpe punite dal crudele destino. Una natura selvaggia che non dà scampo né ai poveri e né ai ricchi.
La bicicletta è più dura dei passi verso le sabbie del Sinis, per un poco di pane ed un bicchiere di vino, per una illusoria speranza di un domani migliore. Il lavoro non riesce a pagare il dolore di un uomo, la sua disgraziata esistenza annullata ogni giorno dal tempo, e da un ignoto padrone che non fa sconti.
Tutto l’ambiente di vita contribuisce allo scenario angusto di un paese di terra, di mattoni essiccati al sole e di strade polverose d’estate e fangose d’inverno. Neppure Giusto meritava tanto castigo in sì tanto disagio, neppure Gregorio, Mondicca e Antonicangela.
Forse la conseguenza è stata l’esasperata educazione dei padri o un lunario povero e senza speranza.
Giusto non vive, arranca, campa come un insetto nelle sterpaglie, dentro le casette di mattoni crudi, con finestrelle simili ad occhi spenti, e ai camini dal faticoso respiro. Un paese di vizi e poche virtù. Fino all’effimera illusione della ricchezza, dalla quale troverà disagi di morte e di solitudine.
Vite segnate fin dalla nascita da un ambiente brullo, rurale. Vite che si guadagnavano il pane e un bicchiere di vino a seconda del capriccio delle stagioni.
Arriva il giorno in cui Giusto trova il denaro. Poco cambia nella sua vita, anzi, un crudele destino gli toglie quel che nessuna ricchezza potrà mai comprare.

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